RCA e ddl Concorrenza.

AICIS vuole intervenite nel dibattito che oggi imperversa sugli emendamenti al ddl Concorrenza in materia di RCA per chiarire che alcune proposte rischiano di trasformarsi in un duro colpo per le vittime della strada, ed alcune, paradossalmente, rischiano di far vedere lievitare i costi dei risarcimenti.

Termini eccessivamente ridotti

È questo il caso della proposta di ridurre da due anni a soli 90 giorni il termine per chiedere il risarcimento.  Già oggi la legge prevede che la denuncia del sinistro sia presentata entro 3 giorni e proprio qualche settimana addietro la massima giurisprudenza ha chiarito che se dal ritardo deriva un pregiudizio per l’assicuratore, la responsabilità (anche economica) ricade sul denunciante.

Comprimere il termine per presentare la richiesta di risarcimento a 90 giorni significa da un lato applicare una misura irragionevole e penalizzante, e dall’altro ignorare la complessità di molti sinistri. Nei maxi tamponamenti in autostrada, ad esempio, la ricostruzione della dinamica richiede tempo, incrocio di testimonianze, acquisizione di verbali e dati tecnici. Pensare che tutto possa concludersi in poche settimane è irrealistico e pericoloso.

Qualcosa a cui i proponenti non hanno forse pensato è la differenza che intercorre tra “presentazione di denuncia” e “richiesta di risarcimento”. Spesso, dopo 90 giorni c’è ancora un dialogo diretto tra danneggiato e assicuratore, senza l’intervento di professionisti. Se il danneggiato dovesse trovarsi al bivio tra rischiare di perdere il risarcimento ed affidarsi ad un professionista che poco prima dei 90 giorni faccia una formale richiesta di risarcimento, probabilmente propenderebbe per quest’ultima ipotesi con grave danno per le casse delle assicurazioni.

La questione dei testimoni

Ancora più grave l’ipotesi che già nella prima comunicazione del sinistro debbano essere indicati i nominativi dei testimoni.
Chi riporta lesioni viene spesso trasportato d’urgenza in ospedale e non ha certo la possibilità di raccogliere i nomi delle persone presenti. Molti testimoni vengono individuati solo in un secondo momento, con ricerche sul posto e/o grazie a chi è arrivato dopo ma ricorda chi era lì prima di lui. Immaginare che questa prova debba essere fornita subito significa, nei fatti, escludere la possibilità per tanti cittadini di far valere i propri diritti,o ad un ritardo nella presentazione della richiesta fino a quando non si hanno tutti gli elementi, cosa che si voleva evitare con l’altro emendamento”.

Il ruolo insostituibile del perito

A nostro avviso gli accertamenti peritali restano lo strumento più efficace contro le frodi. In questi anni c’è stata una inesorabile riduzione degli incarichi ai periti e ciò ha significato smantellare un presidio di trasparenza e legalità. Non dimentichiamo che chi chiede un risarcimento ha comunque l’onere di fornire prove, sia sulla responsabilità che sull’entità del danno, accertabili da periti professionisti. Limitare l’attività dei periti per risparmiare sulle parcelle non serve ad accelerare i tempi, o a limitare i costi dei sinistri ma solo a indebolire i controlli ed alimentare le frodi.

Rendita vitalizia: un paradosso

Critichiamo anche l’ipotesi di risarcire le macrolesioni con una rendita vitalizia.
È un vero controsenso perchè spesso una parte significativa del risarcimento viene usata per acquistare un immobile o ausili medici che garantiscono una vita dignitosa all’infortunato. Imporre una rendita significa impedire investimenti e condannare le vittime a una dipendenza perpetua, senza libertà di scelta”.

Appello al legislatore

Per AICIS, la vera riforma della RCA non può passare per la compressione dei diritti dei danneggiati, ma dal potenziamento dei presidi di legalità, di accordi con le forze dell’ordine, da un miglior controllo e gestione delle procedure antifrode e, non ultimo, da un maggior numero di interventi richiesti ai periti per accertare immediatamente gli importi dei danni e la loro compatibilità con le dinamiche denunciate ed i danni riportati dai veicoli antagonisti.

Chiediamo pertanto al Parlamento di rigettare questi emendamenti e di aprire un confronto serio con chi opera quotidianamente nel settore. La concorrenza non deve trasformarsi in un privilegio per pochi, ma in garanzia di equità per tutti i cittadini.

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